Politiche 2018, in Italia nessuno ha la maggioranza

L’Italia ha votato e, a qualche settimana dalle elezioni, dai partiti che hanno ricevuto più voti (Movimento Cinque Stelle e Lega di Salvini) sono stati nominati i nuovi presidenti della Camera e del Senato, le due cariche seconde per importanza solo al Presidente della Repubblica. A salire sullo scranno più alto del Senato è Maria Elisabetta Alberti Casellati, in parlamento tra le fila di Forza Italia dal 1994. Berlusconiana convinta, avvocato in diritto canonico la Alberti Casellati ha già riscosso numerose antipatie criticando, al suo insediamento, la recente legge sulle Unioni civili. Roberto Fico del Movimento Cinque Stelle ha preso invece il posto che è stato di Laura Boldrini negli ultimi cinque anni. Il nuovo presidente della Camera ha 43 anni ed è iscritto al movimento pentastellato dalla sua nascita.

Quello che si è profilato già dai primi giorni dopo le elezioni è un governo formato da M5S e Lega in testa. Con la chiusura al dialogo tra M5S e Pd, le dimissioni di Matteo Renzi da segretario del Partito Democratico e gli incontri tra Salvini e Berlusconi a Palazzo Grazioli, i giochi erano chiari.

E mentre attendiamo i nomi di chi siederà al Governo e, sopratutto di chi sarà il nostro nuovo presidente del Consiglio, le reazioni dall’Europa non tardano ad arrivare. La Germania ha subito chiarito che si approccerà positivamente al nuovo governo italiano, mantenendo chiare le linee guida, i valori dell’Unione Europea. Chiarimento necessario visto che Salvini, pur portando a casa un notevole stipendio da parlamentare Europeo, ha basato la sua campagna elettorale su posizioni protezionistiche ed euroscettiche. L’Europa non nasconde la preoccupazione sulla reale possibilità di andare d’accordo tra i due schieramenti. Analizzando come i due partiti hanno agito in questi anni tra Strasburgo e Bruxelles sulle questioni centrali per l’Europa, Lega e M5S vanno d’accordo solo nel 50% dei casi. E che il movimento di Di Maio è più vicino alla sinistra che all’estrema destra.

 

Consultazioni TITOLETTO

Sabato 24 marzo i neo-eletti presidenti di Camera e Senato sono saliti al Quirinale e hanno incontrato il presidente Mattarella per 15 minuti circa ognuno. Poi è stato il turno del premier Paolo Gentiloni il quale, come da protocollo, ha rassegnato le proprie dimissioni. Gentiloni resterà in carica per il disbrigo degli affari correnti fino all’insediamento del nuovo esecutivo. A questo punto iniziano le consultazioni, colloqui in cui i capigruppo dei vari schieramenti politici dovranno chiarire al Presidente, ai presidenti di Camera e Senato quali  alleanze politiche che si stanno mano a mano delineando e quali alternative vengono proposte, anche per capire a chi affidare il compito di formare un nuovo governo che possa incassare la fiducia del Parlamento. L’interesse ultimo è quello di soddisfare l’articolo 92 della Costituzione, quello che va osservato per mettere in condizione il presidente della Repubblica di nominare il presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, su proposta del presidente nominato.

 

Elezioni in sintesi

Con un affluenza che si aggira intorno al 73 % i risultati delle elezioni del 4 marzo sono: Movimento 5 stelle (M5s), si afferma di gran lunga il primo partito dell’arco parlamentare italiano con oltre il 30 per cento dei consensi grazie a un risultato incredibile nel Mezzogiorno dove in molte aree ha superato persino il 50 per cento, e della Lega (già Lega Nord) che sfonda in tutta Italia raggiungendo il 18 per cento – rispetto al 4 per cento delle elezioni politiche di cinque anni fa – e diventando primo partito della coalizione di centrodestra. Al contrario perdono anche nelle loro roccaforti sia Forza Italia (Fi), a discapito proprio dell’alleato leghista nelle regioni del nord, che il Partito democratico (Pd) che non è riuscito a tenere nemmeno nelle regioni “rosse” del centro.

Tutto questo significa, tradotto in seggi, che il M5s conquista 221 seggi su 630 alla Camera dei deputati, seguito da Lega con 73 seggi e dal Pd con 86. Poi Fi e Fratelli d’Italia che fanno parte della coalizione con la Lega che conquistano rispettivamente 59 e 19 seggi. Situazione leggermente diversa al Senato dove al Pd spettano 43 senatori su 315, segue Fi con 33. Il M5s ottiene 112 seggi, la Lega 37. Risultati che, con l’attuale legge elettorale, non permettono a nessuno di governare visto che la coalizione di centrodestra non supera in nessuna delle due Camere la soglia del 40 per cento per pochi punti percentuali.

 

Eugenia Belvedere