Oscar 2018: la favola di Guillermo Del Toro vince 4 statuette, incluse quelle di miglior film e regia.

La 90esima edizione degli Academy Awards ha un obiettivo chiaro: inaugurare la Hollywood del dopo Weinstein.

È la notte della “Forma dell’acqua”, quella degli Oscar 2018, consegnati domenica 4 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles. La creatura anfibia di Guillermo Del Toro, Dio o mostro a seconda dello sguardo che vi si posa, porta a casa il premio Oscar come miglior film e miglior regista. Del Toro commosso cita Spielberg e Douglas Sirk e dedica il premio ai giovani cineasti “Voglio dire a tutti quelli che sognano di usare il genere e la fantasia per raccontare storie su cose che sono reali nel mondo di oggi, potete farlo. Questa è una porta, apritela ed entrate”, queste al parole del cineasta messicano in lacrime alla fine di una serata che ha un unico filo conduttore: la diversità. La celebra anche Frances McDormand, migliore attrice protagonista per “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, che ringrazia commossa il marito Joel Coen e il figlio adottivo Pedro e invita tutte le donne nominate ad alzarsi. Pronostici rispettati per il riconoscimento al miglior attore protagonista andato a Gary Oldman e alla sua straordinaria interpretazione in “L’ora più buia” nel ruolo di Winston Churchill. Se molto del personaggio di Churchill è merito di Oldman un grande aiuto è venuto dal terzetto composto da Kazuhiro Tsuji, David Malinowski e Lucy Sibbick che infatti si è aggiudicato il premio per il miglior make up per lo straordinario lavoro che hanno fatto per trasformare Oldman nel cancelliere. Consegnato dalla magnifica Viola Davis in un abito rosa shocking, il premio al miglior attore non protagonista è andato a Sam Rockwell, come da previsioni. Il suo ritratto di poliziotto mammone e razzista capace però di un riscatto di “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” ha colpito l’Academy. Il premio per la miglior attrice non protagonista è andato a Allison Janney, madre manipolatrice di “Tonya”, il film sulla pattinatrice Tonya Harding. La musica struggente di Alexandre Desplat per “The Shape of Water” ha vinto l’Oscar per miglior colonna sonora e ha ringraziato il regista Del Toro per avergli ispirato questa “melanconia dell’amore”. Con quegli abiti meravigliosi, frutti del talento cinematografico del sarto Woodcock di “Il filo nascosto” ma in realtà dell’abile mano del costumista Mark Bridges, l’artista americano si è aggiudicato il premio per i migliori costumi. Per l’Italia è arrivato il riconoscimento che si sperava. Il maestro americano James Ivory conquista il suo primo Oscar per l’adattamento del romanzo di André Aciman di “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino. Delle quattro nomination questa per la sceneggiatura non originale era il premio più probabile ed è arrivato con soddisfazione del regista e commozione dell’autore che ha detto: “Ringrazio Luca Guadagnino per la sua sensibilità di regista”. Il miglior documentario è “Icarus” di Netflix. Triplo premio tecnico per Dunkirk, il film bellico di Chris Nolan sullo straordinario sforzo fatto per portare in salvo centinaia di migliaia di soldati britannici e francesi dalle spiagge francesi sotto l’attacco dei tedeschi. Miglior montaggio sonoro è andato a Alex Gibson e Richard King mentre Gregg Landaker, Gary A. Rizzo e Mark Weingartern sono stati premiati per il suono. Il film di “Nolan” ha vinto anche per il miglior montaggio di Lee Smith. Il premio per la miglior scenografia è andata allo scenografo Paul Denham Austerberry e agli arredatori Shane Vieau e Jeffrey A. Melvin che hanno ricostruito l’America anni Sessanta di “The Shape of Water” e il mondo subacqueo dell’uomo – pesce. Un po’ di delusione per l’Italia che aveva l’arredatrice friulana Alessandra Querzola candidata per “Blade Runner 2049”. Il premio per il miglior corto cartoon va al maestro dell’animazione Glen Keane (La bella e la bestia, La Sirenetta) e a Kobe Bryant per l’autobiografico “Dear Basketball”, mentre il premio per il miglior lungometraggio di animazione è andato, come da previsioni, a “Coco”, il gioiello Pixar – Disney.

 

L’anno della diversità

La 90esima edizione degli Academy Awards inaugura la Hollywood del dopo Weinstein, dove le parola d’ordine è «inclusione», le donne devono avere gli stessi diritti dei colleghi uomini e l’hashtag #oscarsowhite non ha più senso di esistere. Lo mette in chiaro fin dall’inizio il conduttore  Jimmy Kimmel, per la seconda volta consecutiva al timone della serata. Apre il suo monologo con una battuta sulla gaffes dell’anno scorso, quando “La La Land” venne proclamato per sbaglio miglior film a causa di uno scambio delle buste: “Se sentite il vostro nome, non alzatevi subito”.Ma passa subito a temi più seri, all’insegna del politicamente corretto. Il comico ricorda che l’Academy ha espulso Harvey Weinstein e sottolinea i passi avanti di Hollywood su diversità di genere e di razza. Cita il successo al botteghino di “Black Panther”, il film della Marvel sul primo supereroe di colore, ricorda che quest’anno c’è la prima donna nominata per la migliore fotografia e che Greta Gerwig è in corsa come regista, lamentandosi del fatto che solo l’11% dei film è diretto da donne. Parla poi del movimento «Time’s Up» contro le molestie sessuali e loda Mark Wahlberg, che ha donato alla causa 1,5 milioni di dollari per solidarietà alla collega Michelle Williams. Per fortuna, Kimmel chiude su una nota più leggera: mette in palio una motoslitta per chi farà il discorso di ringraziamento più breve. Anche i premi rispecchiano la cifra di questa edizione. Il miglior film straniero è il cileno “Una donna fantastica”, sulla storia di una transessuale, interpretata da Daniela Vega, che è anche la prima presentatrice trans nella storia degli Oscar. Jordan Peele è il primo autore di colore a vincere nella categoria di miglior sceneggiatura originale con “Get Out”. Contro i pronostici, che davano per favorita “This is me”, la migliore canzone è “Remember Me”, del film Coco, una celebrazione della tradizione musicale messicana. Tra le esibizioni musicali ci sono quelle di Mary J. Blige, Gael Garcia Bernal e Sufjan Stevens. Ma le standing ovation se la aggiudicano Keala Settle con “This Is Me”, e il duo formato da Common e Andra Day , che cantano “Stand Up for Something” e rendono omaggio alle vittime della sparatoria nel liceo di Parkland, ai sognatori, agli immigranti, e agli «sh-thole countries», facendo il verso a Trump. E se c’è ancora qualche dubbio sul messaggio di rinnovamento che l’Academy vuol far arrivare, ecco un video dove diversi attori e registi appartenenti a minoranze, fra cui Greta Gerwig, Kumail Nanjiani e Daniel Lee, raccontano le loro storie e come vorrebbero che l’industria cinematografica cambi.

Maria Rita Cappucci