L’esordio di Luca Pacioni, “Complice”, il nuovo cantautorato italiano che avanza

Trentaduenne milanese, Luca Pacioni inizia a suonare la chitarra a dodici anni. “All’inizio –
si legge nella sua biografia – era pura emulazione dei grandi della tv, poi la scoperta
dell’esistenza di note e note, armonie e rumori, suoni e frastuoni, parole, significati e voci”.
Il quaderno della scuola lascia il posto a quello delle composizioni, nascono così i suoi
primi due pezzi. Poi l’arrivo delle cover band. Gavetta, asfalto e palchi in ogni dove.
Applausi, critiche, ma in una buona sostanza esperienza. Un substrato, anche inconscio a
volte, che poi si ritrova quasi, nelle cose che si scrivono, si suona, si cantano. Al quaderno
preferisce i fogli, ed ecco che nelle note trova spazio l’espressione degli stati d’animo
difficili da sfogare nella vita di tutti i giorni: canzoni che parlano di percorsi e incontri in cui
ritrovarsi. “Complice” su LP Records, ed è il suo primo disco d’inediti, dove il filo
conduttore è l’amore e la complicità, appunto. Anticipato dal singolo “Sei tu” è composto
di undici brani. «Per me l’uscita di “Complice” – afferma l’artista – rappresenta molto, non
è solo il mio primo album o la raccolta di tutte le canzoni scritte fino ad ora, “Complice” è
ciò che sono io. Per la prima volta mi trovo a condividere sensazioni e sentimenti come
mai fatto prima. Amore e complicità sono il filo conduttore di questo disco, esistono
innumerevoli situazioni che possono influenzare il nostro stato d’animo, il nostro futuro e il
senso più profondo dello stare insieme. Molto spesso siamo noi stessi complici di quello
che ci circonda. Ho iniziato a scrivere canzoni fin dal primo momento in cui ho preso in
mano una chitarra, all’età di dodici anni, e poi non ho mai smesso. A volte mi ritrovo a
capire me stesso e ciò che mi è vicino solo dopo aver scritto una canzone».