Fake news, istruzioni per l’uso.

 

Come da una notizia vera possa scaturire un tam tam di bufale via Facebook o WhatsApp ? I social, ormai si sa, sono croce e delizia di chi di informazione ci vive. Spesso vengono sostituiti alle fonti ufficiali, rendendo vero anche quello che vero non è. Così accade che moltissime persone stiano ricevendo via WhatsApp  un messaggio in cui si invita a non pagare la bolletta della luce perché dal prossimo aprile, si legge, “ci saranno addebbitate veramente dalle 30 alle 35 euro in più”. Vengono anche citate fonti ufficiali, come associazioni di consumatori, che annunciano il rincaro in fattura. In questo caso c’è del vero alla base della falsa notizia: l’Autorità dell’Energia tenta di recuperare il buco derivante dai mancati pagamenti delle bollette dei morosi, spalmandolo sugli utenti in regola con i pagamenti. Ma la quantificazione di questi aumenti è una vera e propria fake news. L’aumento potrebbe esserci ma probabilmente non supererà i 2 euro ad utente. Una ingiustizia certo, ma non certo paragonabile ai 35 euro in bolletta paventati nella falsa notizia che girava.

Franco Conte, responsabile del settore energia per Confconsumatori ammette che il il meccanismo è già applicato a quelle dell’acqua: “In concreto, le morosità nel servizio idrico adesso sono già inserite nelle bollette idriche di tutti noi. Il prossimo passo potrebbe riguardare l’elettrico e poi il servizio dei rifiuti.” Per questo l’indignazione sollevata dalla falsa notizia che girava potrebbe tornare utile: “La mezza bufala – ammette Franco Conte -che sta girando potrebbe rivelarsi un’alleata dei consumatori. L’Autority non potrà non tener conto del grande polverone che si è sollevato”. Quindi in questo caso il dilagare della falsa notizia, partendo da un fondo di verità, potrebbe essere il risultato di un piano messo in piedi da uno sconosciuto stratega della comunicazione per sollevare l’opinione pubblica, prima che la normativa sia stata approvata. Dalla salute, alla politica, dalle false notizie sulle scuole chiuse per neve ai presunti reati commessi da un politico. Le fake news sono ovunque. Ma spesso ci si interroga: a chi conviene mettere in giro fake news? Ci sono i risvolti politici come i frequenti attacchi alla Presidente della Camera Laura Boldrini, che secondo il web avrebbe fatto ottenere posti di lavoro prestigiosi a tre cugini, al nipote, al fratello e alla sorella, che ricordiamo è purtroppo deceduta da anni per una malattia. Inutile dire che nessuno dei parenti della Presidente alla Camera Laura Boldrini è stato assunto grazie alla sua intercessione.

Dopo gli attacchi politici, le fake news spesso vengono messe in giro per motivi economici: per dare guadagno una notizia deve semplicemente ricevere più visite possibile. Il guadagno è infatti direttamente proporzionale al numero di click ricevuti.”Basta che ne parli” è una vecchia massima della pubblicità. E cosa c’è di più controverso delle offese? Grazie alle polemiche si ottiene visibilità e dunque guadagno economico.  

Un capitolo a parte va riservato a WhatsApp, che a differenza di Facebook, permette di far girare messaggi crittografati, quindi nascosti, l’allerta per la diffusione delle fake news su WhatsApp è quindi  ormai alta, anche in Italia. Per garantire maggiore privacy ai propri iscritti, WhatsApp utilizza la crittografia end-to-end, che blocca la possibilità di accesso ai dati in transito a tutti, fuorché ai diretti interessati. Persino la stessa app è all’oscuro di quanto si comunica all’interno.

Il World Economic Forum ha inserito la disinformazione digitale tra i grandi rischi globali del nostro tempo. Più di 1 italiano su 2 (dati Censis – Repubblica) ha infatti ammesso di aver creduto almeno una volta a notizie false lette online. Ma perchè crediamo a qualsiasi cosa leggiamo su internet mentre le fonti autorevoli vengono messe in discussione? La fake news sembra infatti figlia della sfiducia verso le figure di riferimento tradizionali, siano esse istituzioni, media o studiosi.

Inoltre la società complessa in cui viviamo ci mette di fronte a continui input che il nostro cervello tende a semplificare, evitando troppi sforzi di elaborazione. Inoltre sui social vediamo solo quello che vogliamo vedere, si tratta del  fenomeno della cosiddetta filter bubble: è un algoritmo che su Facebook ci suggerisce cosa leggere in base alle informazioni recepite su di noi e a restituirci proposte che non si allontaneranno da ciò che già pensiamo.

E’ importante quindi correre ai ripari e chi si occupa di informazione per mestiere deve prendere coscienza per non arrendersi al giornalismo dei clickbait (esca da click). Per quanto riguarda noi utenti, di fronte ad un messaggio o ad un post, dobbiamo sempre chiederci il perchè. Per le future generazioni  un’educazione più attenta alla formazione di un pensiero critico, che offra alle generazioni future gli strumenti per orientarsi e la curiosità per uscire dai propri confini. E un consiglio: segnalate le fake news alla Polizia Postale!

Letture consigliate: Bufale.net; Valigia Blu, The NewsRoom

 

Eugenia Belvedere