Elezioni Lazio 2018, trionfa Nicola Zingaretti “Per la prima volta in questa Regione un presidente riconfermato”.

Determinante il voto nella Capitale che ha spinto l’esponente del Pd al successo. A Velletri  premiati Daniele Ognibene e Giancarlo Righini, buoni risultati di Baietti e Ladaga. OCCHIELLO

È Roma che ha spinto Nicola Zingaretti sul podio. La Capitale ha sostenuto la sua vittoria elettorale alle Regionali nel Lazio mettendo tutto il peso del suo voto per la riconferma di Zingaretti presidente. A Roma, infatti, quando è stato scrutinato il 96% delle 2.600 sezioni cittadine, Zingaretti era avanti di 130mila voti rispetto a Stefano Parisi del centrodestra e di 150mila su Roberta Lombardi dei 5 Stelle. Sempre Roma, con questo importante scarto di preferenze, ha consentito di contenere il buon risultato di Parisi nei collegi delle province di Latina, Frosinone e Viterbo, mentre Rieti è tutta centrosinistra. Un risultato che consegna Zingaretti al secondo mandato, una vittoria importante nella tempesta che travolge il partito di Renzi e, scostandosi dal dibattito nazionale, si avvale dell’apporto anche di Liberi e Uguali, oltre che di Insieme, +Europa, Lista Civica Nicola Zingaretti e Centro Solidale per Zingaretti. Del resto il partito di Pietro Grasso ha scelto di sostenere Zingaretti perché con il suo programma garantiva “una svolta a sinistra”. Fuori dalla coalizione invece la lista Civica Popolare di Beatrice Lorenzin, che ha appoggiato la corsa dell’ex veltroniano Jean-Léonard Touadi. Il candidato presidente del Pd si è presentato al comitato elettorale alle 22,00 annunciando la propria vittoria mentre restavano pochi seggi da scrutinare: “Sicuramente il dato delle elezioni regionali del Lazio è che c’è stata una bellissima rimonta del voto», ha detto subito. Lungo e importante il suo discorso che abbraccia Roma, il Lazio e anche la sconfitta del Pd alle politiche. “Ora si apre una fase al servizio del Lazio per ricostruire la speranza – ha detto Zingaretti —, che è l’opposto dell’odio, della divisione, dell’egoismo, del capro espiatorio, del cavalcare le paure dei cittadini. Una nuova fase importante per rigenerare il centrosinistra. E’ il tempo della rigenerazione”. Poi ancora: “Il voto del Lazio è importante perché è avvenuto nello stesso giorno della più devastante sconfitta per le forze del centrosinistra della storia della Repubblica. E’ un voto totalmente in controtendenza, che segna che siamo vivi, vitali e vittoriosi. Da questo mi muoverò. Lo dico con immensa umiltà per guardare in faccia il dolore dei cittadini di questa regione, con lo spirito di servizio”. Tornando al risultato elettorale, i suoi avversari Parisi e Lombardi, hanno inseguito il governatore fino all’ultimo. La candidata pentastellata si è fermata al 27,1%, nonostante il M5s si laurei primo partito della regione un po’ ovunque. “E’ stata una sfida difficile e non ho mai mollato – ha detto la penta stellata – da domani i miei bambini riavranno la loro mamma”. Parisi si attesta al 30,6 %, in crescita nelle ultime settimane sull’onda nazionale. La sua rimonta ha sofferto certamente dell’erosione a destra firmata Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice irremovibile nella sua corsa solitaria. E infatti il candidato del centrodestra taccia il leader dello Scarpone di “non avere senso di responsabilità: se avesse avuto a cuore gli interessi della Regione e non gli interessi di Zingaretti, oggi non ci sarebbe partita”. Ma Pirozzi definisce il suo risultato “straordinario” e a Parisi dice “la gente non ti ha votato”. L’unico rischio per Zingaretti bis è quello di una maggioranza debole in consiglio.

Il risultati del voto regionale a Velletri

Riguardo ai risultati di questa tornata elettorale nella città di Velletri, il candidato del centro destra Stefano Parisi ottiene il 37,2% rispetto a Nicola Zingeretti che si attesta al 27,9% ottenendo 8.151 voti rispetto ai 10.859 di Parisi. Il risultato ottenuto dal candidato di centro destra a Velletri è stato senza dubbio supportato dalla riconferma di Giancarlo Righini come consigliere regionale. Il candidato, già al suo secondo mandato, con 1.325, voti porta Fratelli d’Italia al 10,91% (secondo partito della coalizione). A seguirlo Silvia Ladaga, con 892 preferenze in Forza Italia (19,82%, primo partito). La giovane candidata veliterna è stata la più votata in questa tornata elettorale seguita da Aurigemma con 641 preferenze. Tornando al centro sinistra, oltre al risultato del rieletto presidente della regione Nicola Zingaretti, Liberi e Uguali si attesta al 6,56%, grazie all’elezione come consigliere regionale di Daniele Ognibene, attuale presidente del consiglio comunale, che guadagna 1047 preferenze. Il Movimento Cinque Stelle si porta a casa un buon 23.3% con il suo candidato alla presidenza Roberta Lombardi, che ha ottenuto 6.793 voti. Buon risultato anche per Casapound, che si attesta sopra il 5% con il candidato al consiglio regionale Luciano Baietti che ottiene 470 voti. Risultato soddisfacente anche per Sergio Pirozzi. Con 1.296 voti il sindaco di Amatrice si guadagna il 4,44% delle preferenze in linea con la media nazionale. A sostenerlo il candidato veliterno Fabio D’Andrea, che ha ottenuto 128 voti. Chiude con 14 voti Lucia Civitella candidata al sostegno di Stefano Rosati per la lista “Riconquistare l’Italia”.

Regione Lazio, Zingaretti senza maggioranza e Pirozzi apre il giro di avance

Ha vinto ma non ha la maggioranza piena. Nicola Zingaretti parte in quarta, disegna la road map per i suoi (secondi) 100 giorni, pensa alla composizione della giunta ma, intanto, è costretto a fare i conti con un’anatra zoppa. I numeri del nuovo consiglio, infatti, fotografano una maggioranza di centrosinistra che è, in realtà, minoranza: 24 consiglieri per il centrosinistra ( 25, se si considera anche il presidente eletto) e 26 per le opposizioni suddivise tra centrodestra, M5S e lista Pirozzi. Lo Statuto prevede che l’Aula della Pisana debba riunirsi con i nuovi Consiglieri “il primo giorno non festivo due settimane dopo la proclamazione del presidente”. Calendario alla mano, questo vuol dire che i nuovi consiglieri faranno il loro esordio dopo Pasqua, probabilmente il 3 aprile. Primo atto da adempiere sarà la nomina dell’ufficio di presidenza. In pratica: il Presidente del Consiglio regionale (colui che arbitra i lavori in aula), due vicepresidenti e tre segretari. Due componenti dell’Ufficio di Presidenza sono esponenti della minoranza. Ma i Fratelli d’Italia sono pronti a sabotare la nuova Consiliatura. Lo annuncia la presidente nazionale Giorgia Meloni, rivelando che il primo atto del gruppo di Fdi alla Pisana sarà presentare la mozione di sfiducia al presidente Nicola Zingaretti. Il leader del Centrodestra Stefano Parisi dice subito si alla proposta di Giorgia Meloni. L’obiettivo perciò è scoprire chi sosterrà Zingaretti. Gli occhi sono puntati sul Movimento 5 Stelle che per voce di Roberta Lombardi, già nei giorni scorsi, aveva detto no ad un’ipotesi simile quando Sergio Pirozzi aveva proposto di rassegnare le dimissioni in massa di fronte ad un notaio. Ipotesi non percorribile perché non prevista dallo Statuto Regionale. La mozione di sfiducia invece è fattibile. Ma Roberta Lombardi nei giorni scorsi ha detto che se il M5S deve far cadere Zingaretti lo farà in aula e su temi che vanno contro i cittadini. Non per bega politica. Una dichiarazione di ‘non aggressione’ arrivata poche ore dopo l’incontro in campidoglio tra Zingaretti e la sindaca di Roma, Virginia Raggi. Un confronto che ha rasserenato i rapporti tra i due enti.

Il toto assessori

Tempi più rapidi per la giunta.  Il “toto assessore” é già scattato da tempo. Bisognerà attendere al massimo dieci giorni per vedere insediata la nuova squadra con cui Nicola Zingaretti governerà per i prossimi anni. Dieci gli assessori previsti dallo Statuto, con almeno quattro donne. Un assessorato però non potrà essere assegnato nei tempi previsti dalla legge. Stiamo parlando del dicastero alla Sanità, congelato fino a quando il Lazio non sarà uscito dal Commissariamento con cui risanare il maxi debito. L’uscita dal commissariamento è prevista per la fine dell’anno. Le indiscrezioni romane dicono che la casella della Sanità sarà affidata ad Alessio D’Amato, l’uomo che in questi cinque anni ha guidato la cabina di regia per il risanamento. Ad ogni modo non c’è fretta nel fare pronostici, visto che la squadra di governo verrà ufficializzata il 28 marzo.  

Maria Rita Cappucci